Acacia

Le acacie sono un gruppo di piante legnose, con portamento arbustivo alto o arboreo appartenenti alla famiglia delle Fabaceae (chiamate anche Leguminose da legume, il frutto più tipico). La maggior parte di queste piante sono originarie dell’Australia e sono state introdotte sia per scopo ornamentale che per scopi forestali e ripristini dunali. Molto diffusa in Sardegna è l’acacia a foglie di salice (detta anche mimosa a foglie strette) (Acacia saligna) dai bellissimi fiori color giallo acceso, che viene spesso confusa con la comune mimosa (Acacia dealbata) da cui si differenzia facilmente dalle foglie (composte e divise in tanti piccoli segmenti). La prima è la più comune nelle zone costiere, dove spesso rappresenta una minaccia per gli habitat naturali, diventando invasiva nelle aree dunali, la seconda preferisce le zone più fresche e può diventare invasiva negli habitat umidi e ripariali (sponde dei fiumi). Negli ultimi anni, negli habitat costieri, sta diffondendosi anche la mimosa orrida (Vachellia karoo, sinonimo: Acacia horrida) originaria del Sud Africa, chiamata così per la presenza di enormi e robuste spine. Sebbene non così comune come l’acacia a foglie di salice, potrebbe in futuro diventare una specie invasiva per il suo frequente utilizzo come pianta ornamentale. Tutte le acacie sono potenzialmente invasive, semplicemente alcune sono più diffuse perché sono state maggiormente utilizzate dall’uomo. La loro invasività è dovuta soprattutto all’elevata capacità di produzione di semi e di polloni (germogli che si originano principalmente alla base del fusto), soprattutto in caso di taglio.

Come si comporta? Forma delle comunità di piante alte in media 2-5 m che possono crescere sino ad un’altezza di 8 m con diametro dei tronchi sino a 30 cm. E’ una pianta molto tollerante all’aridità, a diversi tipi di suolo, ai forti venti e alla salinità, nonché al passaggio del fuoco (soprattutto i semi). Preferisce i terreni sabbiosi come quelli delle dune costiere, ma può colonizzare un’ampia gamma di terreni e di habitat, anche quelli più poveri di nutrienti. Non tollera il gelo, infatti cresce meglio dove le temperature medie sono di 13°C in inverno e di 30°C in estate, tipiche del clima mediterraneo.

Perché è una minaccia? È stata introdotta nelle coste della Sardegna a partire dagli anni 50 per rimboschimenti costieri, dove si è naturalizzata diventando invasiva e competitiva con le piante tipiche delle comunità boschive dunali come i ginepreti. La competizione, per i ginepri, è impari: infatti, mentre il ginepro è una pianta a crescita lenta e con una mortalità elevatissima di plantule, l’acacia si moltiplica abbondantemente sia per via vegetativa che per seme. Inoltre, la sua capacità riproduttiva è molto precoce (può fiorire già dopo pochi anni di età). Misurata nel terreno, la quantità di semi prodotta all’anno è di circa 5.440 semi per metro quadro di copertura arborea, dando origine nel tempo ad un accumulo nel suolo di densità pari a circa 46.000 semi al mq! La maggior invasività della pianta è dovuta alla permanenza nel suolo di questi semi che possono rimanere vitali anche per più di 50 anni sino a che non si verificano le condizioni ambientali favorevoli per la loro germinazione.

Cosa possiamo fare? Come per tutte le specie invasive, è importante prevenire il rilascio della pianta in ambiente naturale. Soprattutto i semi, che possono cadere nel terreno ed essere trasportati dalle formiche, non devono arrivare in prossimità di zone costiere naturali. Il successo dell’eradicazione è molto difficile perché a distanza di pochi mesi dalla sua eliminazione si può assistere alla ricrescita di nuovi germogli (rigetti, polloni) nel caso di taglio o di nuove plantule nate da semi. Le plantule e gli individui giovani possono essere eradicati a mano, afferrando la pianta e tirandola delicatamente dal suolo; questa operazione va compiuta preferibilmente nel periodo autunnale dopo le piogge, che favoriscono la nascita di nuove plantule e rendono il terreno più morbido.

Relativamente agli individui adulti, laddove si possa, si procede al taglio del tronco dalla base e poi all’eradicazione completa della pianta dal terreno. Se ciò non è possibile, si effettua solo il taglio alla base del fusto. Negli anni seguenti è necessario monitorare le piante su cui si è intervenuto e ripetere il taglio di eventuali polloni sino alla morte completa della pianta. È importante ripulire bene il terreno asportando i semi.