Fico degli Ottentotti (Carpobrotus)

Il fico degli Ottentotti è una pianta succulenta comunissima nei nostri litorali, che in primavera colora di rosa o di giallo le dune di quasi tutta la costa sarda. Pochi sanno che si tratta di una pianta originaria del Sud Africa, tra le più invasive negli ecosistemi costieri del Mediterraneo e della Sardegna. Introdotta sia come pianta ornamentale che per il consolidamento di dune e scarpate, può entrare in competizione con le nostre piante e impedirne la germinazione grazie alla sua capacità di modificare il pH del suolo. Sia la specie a fiore rosa (Carpobrotus acinaciformis) che quella a fiore giallo (Carpobrotus edulis) e i loro incroci rappresentano una seria minaccia per la biodiversità degli ecosistemi costieri.

Come si comporta? È una pianta eliofila, molto resistente alla carenza d’acqua, ai forti venti e alle diverse condizioni di salinità del suolo. Cresce rapidamente (circa 40 cm all’anno), formando tappeti estesi fino a 20 mq e alti 30-50 cm. Per questo motivo è una pianta adatta a vivere in condizioni difficili come le dune costiere, ma con l’andare del tempo il bell’aspetto iniziale scompare lasciando nel terreno molte zone costituite da soli rami secchi. Questi resti morti presentano una tossicità elevata e modificando il pH del suolo impediscono la germinazione di altre piante.

Perché è una minaccia? Sfuggita alla coltivazione, si è naturalizzata nell’ambiente naturale diventando invasiva: è capace infatti di riprodursi abbondantemente, diffondendosi in modo molto veloce e su ampie aree. È stato osservato che ovunque si trovi produce una perdita di biodiversità, cioè una diminuzione del numero di specie native negli habitat, a causa dell’aggressiva competizione esercitata nei confronti delle piante tipiche delle comunità dunali.

Cosa possiamo fare? È importante prevenire il rilascio della pianta in ambiente naturale, non abbandonando nel territorio i resti di potatura e facendo attenzione che la pianta non sconfini dal luogo di coltivazione o, ancora meglio, non dovremmo coltivare questa specie nei nostri giardini, nei parchi o nel verde urbano, soprattutto se si trovano in prossimità di zone costiere. Se la pianta ha occupato un’area contenuta, è possibile eradicarla a mano, con particolare attenzione se ci troviamo in ambiente naturale perché questa pratica potrebbe causare dei danni agli habitat e alle altre piante presenti. Bisogna afferrare attentamente la pianta tirandola delicatamente dal suolo e cercando di non portare via anche le altre piante presenti (sia quelle native nel caso si tratti di un ambiente naturale, sia quelle coltivate nel proprio giardino). Probabilmente sfuggiranno le parti sotterranee costituite da radici lunghe e sottili, che se non eliminate del tutto possono dare origine a nuovi esemplari. Il periodo ideale per eliminare la pianta è prima del periodo estivo, la pianta infatti fiorisce da marzo a maggio e fruttifica da giugno ad agosto, i frutti sono commestibili e diversi organismi animali (formiche, uccelli, topi e altri mammiferi) se ne cibano contribuendo alla dispersione dei semi e diffusione della pianta. È importante non lasciare nessun residuo vegetale nel suolo perché qualsiasi parte della pianta può rivegetare e moltiplicarsi anche nelle condizioni più difficili. Soprattutto bisogna eliminare tutti i frutti, in quanto i semi di questa pianta hanno la capacità di tollerare alte concentrazioni saline nel suolo, germinando poi alle prime condizioni favorevoli, come le piogge autunnali.