Agave

Le agavi sono piante succulente originarie del centro America e utilizzate in Sardegna sopratutto per scopo ornamentale in parchi e giardini pubblici e privati. Sono coltivate anche per scopo alimentare per l’alto contenuto zuccherino (per produrre bevande e liquori), medicinale per loro proprietà fitoterapeutiche (per curare disturbi della milza) e tessile per produrre diverse fibre (stuoie, sacchi, corde). Tra le piante importate dopo la scoperta dell’America sono quelle di più antica introduzione nella regione mediterranea, tanto che la più conosciuta, l’agave americana (Agave americana), era probabilmente già presente nel 1561. In Sardegna risulta presente nel catalogo del vivaio di Villa d’Orri del 1842 e nella prima guida dell’Orto Botanico di Cagliari del 1874. Anche le agavi come le acacie e il fico degli Ottentotti sono piante talmente comuni nei paesaggi mediterranei da essere comunemente associate come naturali della nostra flora. Per la loro capacità riproduttiva e le strategie di competizione vincenti viene considerata una specie invasiva soprattutto negli ambienti costieri sia dunali che rocciosi in tutta l’area del Mediterraneo.

Come si comporta? Sono piante che provengono da zone desertiche e quindi riescono a sopportare lunghi periodi senza acqua, ma non tollerano le basse temperature e le gelate invernali. Sono molto longeve e vivono mediamente da 10 a 15 anni, dopodiché fioriscono e fruttificano un’unica volta e poi muoiono, lasciando molti germogli alla base del fusto che si sviluppano come piante singole. I germogli possono originarsi anche dai rizomi sotterranei, per questo motivo una sola pianta può produrre decine di individui e formare negli anni dense popolazioni. Crescono molto velocemente e quando fioriscono possono arrivare con l’infiorescenza anche a 10 m di altezza. L’infiorescenza può produrre centinaia di frutti (Agave americana), oppure nello stelo dell’infiorescenza (Agave fourcroydes) si possono originare centinaia di piantine che daranno origine cadendo nel suolo a nuovi individui (si dice che la pianta è vivipara come per gli animali)

Perché è una minaccia? Sfuggite alla coltivazione, si sono naturalizzate nell’ambiente naturale propagandosi soprattutto per via vegetativa. La riproduzione vegetativa è infatti la migliore strategia che attuano in diverse modalità. Alcune specie sono state diffuse maggiormente nel territorio come per esempio Agave americana, Agave fourcroydes e Agave ferox (sin. Agave salmiana var. ferox). Queste ultime possono essere molto pericolose a causa delle numerose e robuste spine presenti sia nei margini che nell’apice delle foglie. Sono state introdotte anche specie in cui le spine non sono presenti (Agave attenuata), ma comunque tutte le agavi sono considerate potenzialmente invasive. Gli habitat costieri sono i più minacciati per le condizioni ambientali favorevoli alla crescita di queste piante.

Cosa possiamo fare? È importante prevenire il rilascio delle piante in ambiente naturale, non abbandonando nel territorio i resti di potatura e facendo attenzione che non sconfinino dal luogo di coltivazione o, ancora meglio, non dovremmo coltivare queste specie nei nostri giardini, nei parchi o nel verde urbano, soprattutto se si trovano in prossimità di zone costiere. Se la pianta è ancora giovane (in fase di plantula o sino ai tre anni circa di età) e ha occupato un’area contenuta, è possibile eradicarla a mano, con particolare attenzione se ci troviamo in ambiente naturale perché questa pratica potrebbe causare dei danni agli habitat e alle altre piante presenti. Bisogna afferrare attentamente la pianta tirandola delicatamente dal suolo e cercando di non portare via anche le altre piante presenti (sia quelle native nel caso si tratti di un ambiente naturale, sia quelle coltivate nel proprio giardino). Probabilmente sfuggiranno le parti sotterranee costituite da radici lunghe e sottili e da rizomi che, se non eliminati del tutto, possono dare origine a nuovi esemplari. Risulta più difficoltosa l’eradicazione a mano se si tratta di individui di oltre 3 anni di età o addirittura di individui adulti e in periodo riproduttivo. La cosa migliore è tagliare la pianta alla base del fusto ed eliminare tutte le plantule e i germogli vicini. Nel caso si tratti di un individuo adulto con infiorescenza è meglio aspettare la morte della pianta che avverrà naturalmente dopo la fioritura. Anche in questo caso bisogna eliminare tutte le piante e i germogli vicini che inevitabilmente la pianta avrà diffuso prima di morire. Il periodo ideale per eliminare la pianta è subito dopo il periodo estivo; la pianta infatti fiorisce in estate e dopo questo periodo, avendo speso tutte le sue energie per l’unica fioritura, risulterà più debole sino a morire del tutto dopo pochi mesi. Eliminare semplicemente l’infiorescenza non basta, perché la pianta in quel caso potrebbe non morire e ricominciare la fioritura l’anno dopo. È importante non lasciare le plantule eradicate nel suolo perché possono riprendersi e moltiplicarsi anche dopo periodi lunghi senza acqua. Soprattutto bisogna eliminare tutti i frutti, in quanto i semi di questa pianta possono germinare facilmente con poche esigenze.